Introduzione

Esiste un invisibile filo rosso che unisce tutti gli eventi salienti della storia, passata e contemporanea?

La risposta a questo interrogativo, che da secoli appassiona storici, filosofi, teologi e pensatori di ogni estrazione e latitudine, è affermativa: sì, esiste. Ed è il Kerygma.

Il termine deriva dalla traslitterazione del greco Κήρυγμα e significa, secondo i diversi contesti nel quale è utilizzato, “predicazione”, “proclamazione”, “grido”, “annuncio”, “messaggio”.

Nel quadro biblico, segnatamente nel Nuovo Testamento, il Kerygma è l’annuncio a tutte le nazioni del mistero di Cristo, crocifisso e Risorto per la nostra Redenzione.

Questo annuncio che Iesus esti Kyrios – Gesù è il Signore – è l’unica valida chiave di lettura per comprendere tutto ciò che accade nel mondo che ci circonda. Per capire ciò che è avvenuto in passato e preconizzare ciò che potrà avvenire in futuro.

Solo nel Kerygma è possibile scorgere quel filo rosso che attraversa il tempo e la storia svelando il senso profondo di eventi tra loro solo apparentemente distanti e diversi: dal Big Bang alle alterazioni climatiche, dall’infanticidio di Betlemme all’aborto legalizzato, dalle Crociate al terrorismo islamista, dalle persecuzioni dei cristiani all’Olocausto degli ebrei, dall’Inquisizione medioevale alla rivoluzione della tecnoscienza del XXI secolo.

Nel mistero di Cristo e nel Vangelo degli ultimi giorni tratteggiato nei Suoi discorsi escatologici si trovano, inoltre, le risposte a tutte le domande dell’uomo moderno.

In questo inizio del terzo millennio quest’uomo è spaventato e confuso: ondeggia tra l’esaltazione superba e il pessimismo più cupo, perché dinanzi a lui si sono dischiusi al contempo un orizzonte e un abisso mai intravisti prima.

A seguito dei due conflitti mondiali e del dissolversi delle micidiali ideologie filosofico-politiche del secolo scorso, il consolidarsi in Occidente della democrazia e del primato del diritto, le nuove e sempre più avvincenti frontiere della scienza – nella fisica, nella biologia, nella genetica e nell’informatica – assieme al potere della tecnica e alla globalizzazione delle economie, delle idee e delle conoscenze, avevano offerto nuova linfa all’illuministica fiducia nell’incessante procedere del progresso, materiale e spirituale, dell’umana società.

Dopo decine di migliaia di anni, sembrava d’un tratto a portata di mano l’avvento di un mondo finalmente libero dalle guerre, dalle carestie e dalle epidemie e nel quale ad ogni individuo potessero essere assicurati i diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1948.

Eppure, proprio mentre i muri delle utopie si sgretolavano e dall’orizzonte sfumavano le angosce di una nuova devastante guerra mondiale, nella coscienza collettiva delle società civili cominciarono a diffondersi nuovi prepotenti sentimenti d’insicurezza e di crescente inquietudine.

La democrazia, il capitalismo, la scienza e la tecnologia, si mostrarono, infatti, incapaci di impedire che il nostro piccolo, amato e sempre più affollato pianeta, venisse sempre più calpestato e offeso dalla mano dell’uomo e che un’enorme massa di popoli rimanesse ancora afflitta dalla fame, dalla sete, dalle malattie e martorizzata da una miriade di orribili conflitti, alimentati da mai sopiti odi razziali, etnici e religiosi e dal persistere degli egoismi più biechi.

I progressi sociali, economici e tecnologici compiuti nella seconda parte del “secolo breve” si rivelarono ben presto fragili ed evanescenti. Essi non ostacolarono il consolidarsi di un sistema di governo globale nel quale la finanza occupava il posto dell’economia, e l’economia erodeva gli spazi della politica, mentre l’incessante e compulsiva rincorsa al profitto e ai consumi addormentava le coscienze imprigionando le anime in catene invisibili.

Questo sistema, fondato sul potere del denaro, guidato da tecnocrazie anonime e incentrato su modelli di produzione e di consumo energivori e rapaci, oltre a non garantire affatto un’equa distribuzione delle risorse tra i popoli, faceva un uso indebito e sconsiderato dei beni della terra, innescando processi di cambiamento climatico e degli ecosistemi di oscura reversibilità, i cui insidiosi effetti venivano asseverati dalla comunità scientifica internazionale. Nel contempo, mentre le disuguaglianze crescevano, nuove ondate di odio e intolleranza di matrice religiosa gettavano scompiglio tra le nazioni, innescando l’ennesima escalation di violenza contraria ad ogni principio di umanità.

Questa dinamica storica, che ha condotto alla radicale divaricazione dei possibili scenari che caratterizzano l’epoca contemporanea – sospesi tra la speranza nella civiltà dell’amore e della conoscenza e la minaccia dello scontro di civiltà e della catastrofe ecologica – costituisce lo snodo centrale del presente lavoro, che intende riflettere e far riflettere intorno alle ragioni ultime del Mysterium Iniquitatis che all’alba del terzo millennio attanaglia ancora il mondo.

Per coglierne l’essenza nel nostro presente indagheremo sulla presenza del male nella storia umana, sul suo evolversi e operare in forme e modi diversi e sul suo stretto intrecciarsi con il Mysterium Paschale della Redenzione.

Rivisiteremo quindi speditamente questi ultimi duemila anni dell’era cristiana, al fine di individuare la dimensione trascendente dei principali eventi storici e prospettare un’interpretazione dell’era contemporanea sulla base di modello di sviluppo della storia umana fondato esclusivamente sulle profezie bibliche.

Attraverso una lettura teologica della storia cercheremo di ripercorrere alcuni degli eventi di quel magnifico e terribile secolo che è stato il ’900, nel tentativo di individuare le radici ultime della genesi dell’era dei totalitarismi, delle guerre mondiali, dell’Olocausto e di meglio comprendere l’intima ragione del persistere dei conflitti religiosi nel Medio Oriente e del più recente nefasto manifestarsi, nelle sue forme più cruente, del fanatismo fondamentalista islamico.

In questa prospettiva, tenteremo di mettere in luce come l’affermarsi in Occidente della democrazia e dei diritti umani, i rivoluzionari progressi del sapere scientifico e la vertiginosa accelerazione della tecnica, così come, di converso, l’apostasia silenziosa e l’anarchia morale con tutti i mali oscuri della nostra epoca, la fame, la sete, le guerre nel terzo e quarto mondo, l’esplodere del fanatismo religioso e, soprattutto, il moltiplicarsi esponenziale dei disastri ecologici – con l’aumento della temperatura del pianeta, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione e l’estinzione delle specie animali – siano nient’altro che alcuni dei pezzi di quel gigantesco e sublime puzzle di cui è composta la Storia della Salvezza.

Tutti gli eventi della storia, passata e contemporanea, s’intrecciano, infatti, in modo geometrico come in un rebus la cui soluzione s’intravede nitidamente nelle pagine profetiche dei Vangeli e della Rivelazione giovannea.

Nella trattazione cominceremo dalla riflessione su un fatto clamoroso, consumatosi appena ieri, ossia la Shoah degli ebrei d’Europa (Capitolo I). Indagare sulle ragioni metastoriche che hanno condotto a questo atroce e inedito dramma che ha colpito il popolo eletto e nel quale il male si è manifestato in tutta la sua virulenza ci servirà anche a porre le basi del ragionamento teologico che si svilupperà nei capitoli successivi, nei quali, attraverso una retrospettiva, scenderemo alle radici di tutte le guerre di religione, passando attraverso il mistero dell’avvento dell’Islam (Capitolo II, I combattenti sulla via di Dio) e l’avvincente e tormentata spiritualità del Medioevo (Capitolo III, Il Rinnegamento di Pietro).

Nella seconda parte, continueremo la nostra esplorazione ripercorrendo, come in un celere viaggio nella memoria, le intense rivoluzioni – religiose, politiche, scientifiche e culturali – che hanno scandito l’evolversi dell’Era moderna e il suggestivo e frenetico cammino dello sfavillante millennio che abbiamo alle spalle. Sarà qui che cominceremo a delineare un’analisi storica d’ispirazione escatologica, volta ad illustrare il “Vangelo degli ultimi giorni”, ossia ad esaminare puntualmente ciascuno dei “segni” che Gesù stesso ci ha predetto si manifesteranno prima della Sua seconda Venuta (Parte II I “segni” degli Ultimi Giorni).

Nella terza parte completeremo l’affresco escatologico, cercando di ricomporre tutti gli eventi della storia all’interno del meraviglioso mosaico di simboli e visioni dell’Apocalisse di San Giovanni.

Il testo oscuro e affascinante dell’ultimo Libro della Bibbia sarà scrutato con un approccio diverso da quello della maggioranza degli esegeti, che si limitano a ricavarvi insegnamenti e precetti di portata universale, slegati da una prospettiva evolutiva della storia umana, ovvero, al limite, ne definiscono la valenza profetica incastonandola prevalentemente nelle vicende che hanno caratterizzato i primi anni della cristianità.

La Rivelazione di Giovanni è un testo profetico, che nel suo incandescente magma di simboli, numeri, figure che si rincorrono freneticamente non si limita a offrire una chiave di lettura consolatoria del presente, né soltanto a svelare ciò che si nasconde dietro la realtà dell’essere, del tempo e della storia.

L’Apocalisse ci disvela l’éschaton, il tempo della fine, quello che ancora non è accaduto e che deve accadere affinché ciò che all’inizio era stato da Dio voluto si adempia. Per questa ragione, la analizzeremo in modo originale, cercando di afferrare le dinamiche storiche alla luce delle sue profezie e rintracciare i fili di quell’armonia prestabilita verso cui converge il cosmo e che ha trovato nel Dio-uomo Gesù il suo centro motore.

In questo esercizio esegetico, che condurremo in parallelo con l’analisi delle c.d. “piccole apocalissi” dei Vangeli sinottici, volgeremo sempre lo sguardo al mistero della Parusia, per fugare ogni angoscia e scacciare ogni timore, tentando di intuire, se non di comprendere, l’incommensurabile bellezza dei cieli nuovi e della terra nuova che ci attendono dopo gli sconvolgimenti degli Ultimi Giorni (Parte III – Il Giudizio Universale).

Infine, tireremo le fila della nostra indagine sulle cose ultime, prospettando talune ipotesi, a nostro avviso coerenti con le Scritture, in ordine al mistero di ciò che deve accadere prima del nuovo avvento del Risorto (Parte IV– Il Ritorno di Cristo).

L’Antico Testamento, i vaticini evangelici e la Rivelazione di Giovanni saranno dunque la cornice entro la quale si collocheranno le grandi tribolazioni e gli straordinari balzi in avanti che hanno sospinto l’umana società sino ai nostri giorni.

L’analisi che seguirà sarà, segnatamente, cristologica, e volta alla ricerca delle motivazioni e delle dinamiche metastoriche che presiedono alle vicende umane.

La tesi sottesa a questo libro, sulla quale intendiamo riflettere con un approccio metodologico e interpretativo testualmente fedele alle profezie bibliche, è che tutto ciò che si è compiuto sino ad oggi è perfettamente inquadrabile nel disegno della Creazione e della Redenzione preannunziato dai profeti veterotestamentari e rivelato compiutamente nel Kerygma del Nuovo Testamento: attraverso di esso sarà possibile orientarci nella comprensione della complessità degli eventi dell’era contemporanea e, in definitiva, del Mysterium Iniquitatis che tiene ancora il mondo con il fiato sospeso.

In una civiltà secolarizzata, nella quale la cultura dominante è percorsa dalle correnti dell’agnosticismo, del relativismo e del nichilismo e in cui persino l’atteggiamento di alcuni cristiani sembra aver perso di vista l’asse verticale della Croce – essendosi laicizzato e spogliato di trascendenza – intendiamo evidenziare, con la dovuta logica e prudenza, come la storia attesti inequivocabilmente l’inesorabile inverarsi delle profezie indicate nei Vangeli e nell’Apocalisse giovannea.

Profezie dalle quali si evince chiaramente, come cercheremo di dimostrare, che quasi tutti i “segni” che precedono il secondo Avvento del Figlio dell’Uomo, che accompagnerà il benevolo e definitivo Giudizio di Dio sul mondo, si sono manifestati.

Sì. Proprio il Ritorno di Cristo e il tanto mitizzato, troppo spesso rimosso, Giudizio Universale.

Ma attenzione: questa non è una delle innumerevoli opere, prodotte nel corso del tempo e proliferate negli ultimi anni, che intendono evocare improbabili ansie millenaristiche e cicliche paure di matrice apocalittica, mescolando e intrecciando assieme profezie, visioni e rivelazioni private della più varia origine.

Al contrario, la nostra visione, che è una visione di gioia e di speranza, è solo quella che ci è stata rivelata nella Sacre Scritture.

E non è pertanto nostra intenzione né formulare spaventosi quanto ridicoli “oroscopi” sul destino del mondo, né tantomeno fornire indicazioni su “quando” la storia potrà raggiungere il suo compimento trascendente, atteso che le stesse Scritture c’insegnano che la scelta dei “tempi della fine” è riservata in via esclusiva a Dio:

“Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mc 13,32).

Siamo, inoltre, ben consapevoli di come lo stesso Gesù, nei Vangeli, esorti i suoi discepoli, e attraverso di loro tutti noi, a vigilare e vegliare nell’attesa, a non farsi “ingannare” e a “non seguire” i molti che verranno in Suo nome dicendo: “Il tempo è prossimo” (Lc 21,8).

Sulla base di queste ineludibili premesse, in questo libro cercheremo piuttosto di evidenziare come la trama escatologica delineata nelle profezie della Rivelazione giudaico-cristiana – che, come vedremo, presenta peraltro punti di contatto con quella di matrice islamica – rechi una sua ricorrente scansione “logico-temporale” degli eventi storici, in base alla quale non sarà difficile intuire come quasi tutto ciò che è stato annunziato si stia compiendo.

Dinanzi ai nostri occhi, in questi primi lustri del terzo millennio, sembra essersi ormai spalancato il colossale palcoscenico del conflitto finale; sembra davvero essere scoccata “l’ora della tentazione, che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra” (Ap 3,10).

Da un capo all’altro del pianeta si percepiscono, infatti, sempre più evidenti, i segni dell’azione seducente del Demonio, che liberato dalle catene si aggira famelico, “pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo” (Ap 12,12), per distruggere il Creato, dividere le famiglie, contaminare la Chiesa di Dio e condurre le anime alla perdizione.

In tutto il globo si scorgono, sempre più nitide, le impronte della cavalleria dell’Apocalisse, che predica la logica della forza, del potere delle armi e del denaro, seminando la guerra, la fame e le malattie “sulla quarta parte della terra” (Ap 6, 8).

Così come nell’etere sembra potersi udire, assieme ai canti dei santi e dei martiri che rendono gloria a Dio, la voce degli angeli che suonano le “sette trombe” e versano “le sette coppe”, annunciando l’imminente ribellione delle forze della natura all’incuria e all’ingordigia dell’uomo moderno.

Allo stesso tempo, però, nel cielo compaiono segni grandiosi: una “Donna vestita di sole” (Ap 12,1), la Beata Vergine Maria, con le sue grandiose apparizioni veglia sul destino dell’umanità, tiene a freno la rabbia del “dragone” e rinsalda i cuori nella fede, mentre all’orizzonte s’intravedono, sempre più potenti, i raggi dello “Spirito di Verità”, che annunciano un nuovo mondo, purificato dal dileguarsi di tutte le ideologie della morte, illuminato dalle conquiste della ragione e destinato ad essere compiutamente rigenerato e redento dall’Amore di Cristo.

E tutto ciò avviene mentre tutto scorre e si trasforma, senza che l’umanità se ne renda davvero conto, in una sorta d’immanente Apocalisse quotidiana di una terra in cui la messe è ormai matura e il grano buono si è mescolato con la zizzania.

Naturalmente, coloro che pensano che l’universo, la vita e la storia siano soltanto le risultanti del caos, del caso o della necessità, avranno un approccio problematico con le tesi sostenute in questo libro. Così come tutti coloro che, assaliti da una superbia senza confini, credono che tutti i problemi del genere umano, forse anche la morte, non sono altro che problemi “tecnici”, che saranno d’incanto risolti da un algoritmo, dall’intelligenza artificiale, dalle biotecnologie, dalla robotica e dal resto di quei nuovi “poteri divini” che l’uomo sta sperimentando in questi ultimi giorni.

La lettura escatologica e cristocentrica, in scala cosmica, della storia e del destino dell’uomo di cui ci faremo interpreti potrà, quindi, apparire ad alcuni una banale e sciocca superstizione, ad altri una semplicistica e oltremodo parziale ricostruzione storica e teologica.

È invece un’ovvia verità per chi, come noi, riesce ad intravedere nel cammino e nella direzione della storia la dolce mano di Dio proiettata sulla magnificente ombra della Croce.

Considerando il terreno insidioso delle profezie in cui ci inoltreremo, vorremmo dunque suggerire a tutti, e in particolare agli scettici, ai laici e ai profani con tentazioni agnostiche o sincretistiche, di allontanare ingiustificati pregiudizi, per ringiovanire le menti con la curiosità e rinverdire i cuori con il senso di meraviglia che tanto ci esaltava nell’età della fanciullezza, “perché soltanto chi accoglie il Regno dei cieli come un bambino vi entrerà” (Mc 10,15).